14 novembre 2008

new review [italian only again] - sodapop

Sodapop - Andrea Ferraris

Luca Mauri non è un esordiente ma il chitarrista degli I/O, una delle migliori realtà dell’improvvisazione ragionata che sono emerse negli ultimi anni, dopo aver fornito le credenziali però va detto che questo disco con gli I/O e con il modo in cui Mauri suona nel quartetto c’entra poco o nulla. Mi sentirei di accostare parecchio disco a Justin Broadrick non tanto (e non solo) perché ne sia stato influenzato direttamente, anzi, credo che si tratti più semplicemente di progenitori comuni e di affinità di ragioni "estetiche". Certo un titolo più Godfleshiano di così non si può, ma se proprio vogliamo continuare nel parallelo con Broadrick (che ripeto qui è giusto uno dei colori della tavolozza), direi che questo disco sia più vicino a certe cose di Final e soprattutto a quel piccolo capolavoro dello split su Subrosa che Broadrick condivideva con Hawkins dei Blind Idiot God. Come evidenziato dalle scarne note di copertina e dalla grafica più tetra di quella dei Devil’s Doll, il lombardo usa chitarra che è l’impasto base della pietanza, ma usa anche come condimento ride, rullante crash e giusto un piccolo lavoro di editing. Se l’apertura di A Quiet Storm e la chiusura sono ambient conclamate, Decline Of A Beautiful Face rispolvera quello che presumo sia un amore mai sopito per il chitarrismo di Thurston Moore e di Lee Ranaldo, applicatelo ad una loop-station ed il gioco è fatto. L’unico pezzo che alla lontana può ricollegare Mauri al suo quartetto di provenienza è la quadratissima Pulse/Loop, ma anche in questo caso i colori sono più depressi, la melodia seppur storpia c’è e si sente, come pure nella drone-doomissima penultima traccia, forse l’unica a spostare il fuoco verso ambientazioni più doom-drone da fan di O’Malley e soci. Il disco riesce ad essere vario anche se molto uniforme soprattutto nell’atmosfera, ma si fa ascoltare molto bene sia per il minutaggio che per la scaletta azzeccata (che a volte rappresentano la differenza base fra un disco riuscito ed uno buono ma noioso). Voglio lasciarmi ad un pensierino di fine anno e mi spiacerebbe passar per patriota di un paese del cazzo come questo (dato che: No Government No Country dei CCM più che un pezzo è un imperativo categorico), resta che finalmente la Creative Sources ha iniziato a non limitarsi solo ed esclusivamente all’elettroacustica e in questo cambio, alcuni dei dischi più interessanti sono di "paisà" e Mauri si trova quindi in compagnia di Punck e di Sigurtà con Fhievel.